Rally di Montecarlo.

Il Rally di Montecarlo o più semplicemente il Monte come è chiamato dagli addetti ai lavori, ha un fascino tutto particolar, e una delle prove più antiche addirittura più vecchia del gran premio di formula uno, con un percorso che adesso si snoda in territorio Francese per poi approvare sulle stradine del principato talvolta modificate con scican mobili, un rally caratterizzato dai forti contrasti. Dalle temperature miti del Gennaio in Costa Azzurra al freddo tagliente dell'inverno alpino, dalla macchia mediterranea ai boschi di conifere innevati, una cornice ideale per le prove speciali del Montecarlo dove si sono scritte pagine epiche della storia del rally mondiale, perché vincere il monte vuol dire entrare di diritto nel gota dei grandi driver, in particolare farlo dopo essersi battuti anche sul leggendario Col du Turini considerato da tanti come la scala del rallysmo e il massimo, sul Turini si sono consumate sfide trinning in notturna tra i mostri sacri del volante, oltre 22 km dal Col Sospel fino al Col la Bollene 11 di salita iniziale e 11 di discesa finale, 34 tornanti, alcuni molto tortuosi, e lassù il Col du Turini il punto più alto, 1607 metri sul livello del mare, una prova fantastica. L'insidia maggiore è rappresentata dal meteo, freddo e nebbia sono le costanti, le condizioni cambiano rapidamente, scegliere le gomme specie nel passato era un azzardo, un lavoro complesso anche per i ricognitori costretti ispezionare i percorsi delle speciali parecchie ore prima della chiusura del transito, poi parte la corsa tutto è in mano al pilota che deve dare il meglio con il materiale che ha a disposizione, sulla strada ora c'è neve poi lastre di ghiaccio magari asfalto umido o secco fino al temutissimo vergla, un sottilissimo strato ghiacciato e trasparente insidioso e velenoso, qui sono fondamentali più che mai le note acquisite nella ricognizione e lette dal navigatore, la concentrazione deve essere spinta al massimo, è la grande presenza dei tifosi che rende il Turini ancora più emozionante, un pubblico foltissimo e competente , il rally e da sempre una categoria per palati fini, gli irriducibili del Turini sono capaci di sostare per decine di ore all'agghiaccio, sfidano temperature polari bevendo qualcosa nei pochi bar della zona tra un passaggio e l'altro, per ogni pilota c'è un accoglienza da stadio, squilli di trombe, boati, bandiere, fumogeni e i flash delle macchine fotografiche che accendono la notte insieme ai fanali dei bolidi, e un pubblico che partecipa alla corsa, occupa la strada, si scansa pochi attimi prima che arrivino le vetture con tutti i rischi del caso, e la febbre del rally che contagia tutti nel bene e nel male, pronti a correre in soccorso di chi ha sbattuto ho di chi e rimasto imprigionato nel mucchio di neve dopo un uscita di strada. Un atmosfera unica che rende questo rally davvero speciale, una prova durissima sopratutto nella preparazione, come sostiene il bicampione Miki Biasion che dal Montecarlo ha avuto parecchie soddisfazioni, prima di Biasion un altro italiano ha scritto il suo nome tra i re del Montecarlo e Sandro Munari il popolarissimo drago, vincitore per ben 4 volte, la prima nel 1972 e poi un tris consecutivo dal 1975 al 1977, l'ultima vittoria tricolore al Montecarlo è targata invece 1997 con Piero Liatti, ricordo indelebile anche perché è l'ultimo successo di un italiano in una gara mondiale. I tempi cambiano e anche il Montecarlo ne risente, l'edizione numero 75 e quella della grande rivoluzione, tornano le prove in notturna ma sparisce il Turini, al posto del mitico colle vengo riproposti percorsi storici, St Bonnet le Froid, St Jean-en-Royans e il Col de Burzet. Scenari che nel 2007 hanno avuto come grandi protagoniste le Citroen C4 di Sebastien Loeb e Dani Sordo, Loeb il cannibale Alsaziano coadiuvato dal navigatore Daniel Elena mette a segno la sua ventinovesima vittoria nel mondiale rally nonchè il poker al Montecarlo dopo il tris consecutivo del 2003, 2004 e 2005.
Autore Jacko4
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